Photo Art
La fotografia come una sorta di pittura; una fotografia come un quadro, lenta, composta. Oppure impressionista, realista, surrealista. Comunque unica.
|
"La rosa che l'inverno dischiuse, svolse, innervò, arricciò, vetrificò d'incarnati zuccherini, venò d'impercettibile sangue. Fissata nel suo gelo oltrevita la penso perfetto emblema d'un giorno, a disfarsi non destinata foglia dopo foglia nel molle sfacelo delle stagioni, ma come aereo, spettrale cristallo, di colpo a frangersi." (Sergio Solmi)
|
|
"L'aspro profilo delle mie colline tinto di luce rossa dell'aurora, l'incedere sicuro della prora che solca un mare calmo, senza fine. Battono i remi ritmici, ed io sento che mi batte nel sangue quel sussurro come un ricordo antico e sull'azzurro del mare passa un tremolar di vento; e mentre il sole, colla mano accesa di colori che vivono un secondo carezza i vecchi muri del mio mondo, sento nascere in me come un'attesa; qualcosa che dall'anima mi sale profondo e quieto, un senso di stupore che mi fa amare di struggente amore le mia Liguria, bella da far male!" (Antonio Borcione)
|
|
"Quel giorno di febbraio il Carnevalone impazzava per le vie, come suole. Con un nasone rosso, infiammato e sugoso, tra i vuoti e 'l mulinar della nebbia starnutando trombate di coriandoli in viso alle genti" (Carlo Emilio Gadda)
|
|
"Un sepalo, un petalo e una spina / In un comune mattino d'estate, / Un fiasco di rugiada, un'ape o due, / Una brezza, / Un frullo in mezzo agli alberi - / Ed io sono una rosa!" (Emily Dickinson)
|
|
Lenta e rosata sale su dal mare / la sera di Liguria, perdizione / di cuori amanti e di cose lontane. / Indugiano le coppie nei giardini, / s'accendon le finestre ad una ad / una / come tanti teatri. / Sepolto nella bruma il mare odora. / Le chiese sulla riva paion navi / che stanno per salpare" (Vincenzo Cardarelli)
|
|
"Il mare d'inverno / è solo un film in bianco e nero / visto alla tv / e verso l'interno / qualche nuvola dal cileco / che si butta giù / sabbia bagnata / una lettera che / il vento sta portando via / punti invisibili / rincorsi dai cani / stanche parabole di vecchi gabbiani / e io che rimango qui sola / a cercare un caffè / il mare d'inverno / è un concetto che il pensiero non considera / è poco moderno / è qualcosa che nessuno mai desidera / alberghi chiusi / manifesti già sbiaditi di pubblicità / macchine tracciano solchi su strade / dove la pioggia / d'estate non cade / e io che non riesco / nemmeno a parlare con me / Mare mare / qui non viene mai nessuno / a trascinarmi via / mare mare / qui non viene mai nessuno / a farci compagnia / Mare mare / non ti posso guardare così / perchè questo vento / agita anche me / questo vento agita anche me..." (Enrico Ruggeri)
|
|
"Autunno. Già lo sentimmo venire / nel vento d'agosto, / nelle pioggie di settembre / torrenziali e piangenti / e un brivido percorse la terra / che ora, nuda e triste, / accoglie un sole smarrito. / Ora passa e declina, / in quest'autunno che incede / con lentezza indicibile, / il miglior tempo della nostra vita / e lungamente ci dice addio." (Vincenzo Cardarelli)
|
|
"Nevica: l'aria brulica di bianco; / la terra è bianca; neve sopra neve: / gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco: / cade del bianco con un tonfo lieve. / E le ventate soffiano di schianto / e per le vie mulina la bufera: / passano bimbi: un balbettio di pianto; / passa una madre: passa una preghiera." (Giovanni Pascoli)
|
|
"San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l'aria tranquilla / arde e cade, perché si gran pianto / nel concavo cielo sfavilla. / Ritornava una rondine al tetto: / l'uccisero: cadde tra i spini; / ella aveva nel becco un insetto: / la cena dei suoi rondinini. / Ora è là, come in croce, che tende / quel verme a quel cielo lontano; / e il suo nido è nell'ombra, che attende, / che pigola sempre più piano. / Anche un uomo tornava al suo nido: / l'uccisero: disse: Perdono; / e restò negli aperti occhi un grido: / portava due bambole in dono. / Ora là, nella casa romita, / lo aspettano, aspettano in vano: / egli immobile, attonito, addita / le bambole al cielo lontano. / E tu, Cielo, dall'alto dei mondi / sereni, infinito, immortale, / oh! d'un pianto di stelle lo inondi / quest'atomo opaco del Male!" (Giovanni Pascoli)
|
|
"Non chiederci la parola che squadri da ogni lato / l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco / lo dichiari e risplenda come un croco / perduto in mezzo a un polveroso prato. / Ah l'uomo che se ne va sicuro, / agli altri ed a se stesso amico, / e l'ombra sua non cura che la canicola / stampa sopra uno scalcinato muro! / Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, / sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. / Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo." (Eugenio Montale)
|
"Cosicché, questo povero Sole da tempo immemorabile replica inutilmente ogni mattina il suo grande spettacolo e mai ottiene quell'universale applauso fragoroso, che non potrebbe mancargli se, come di dovere, le alture, le terrazze, le rive del mare, le cupole, i bastioni e le torri brulicassero d'un popolo di spettatori. Eppure non tralascia nulla che possa arricchire lo spettacolo. Si fa annunciare da una leggera ventata che, mentre è ancora buio, muove appena le foglie degli alberi e increspa le acque del mare. Poi comincia a mandar su una luce cinerea, opaca ed enigmatica, una luce di Purgatorio, che presto invade il cielo; non è notte e non è giorno, ma è un momento incerto e inquieto, tra la vita e la morte, fatto per accrescer l'effetto di quando, subito dopo, il cielo diventa di un azzurro lucido e concavo, come quello dei cieli che sovrastano i presepii artistici. Questo cielo si fa sempre più sferico, spazioso e leggero, finché il sole, che ha terminato i preparativi generali, chiama a raccolta tutte le proprie risorse e affronta in pieno il grosso dello spettacolo. Per prima cosa lancia in campo i carri delle nuvole, carichi d'oro e di porpora, soffia nei suoi cartocci di zolfo e di zafferano e confonde tutto nel pulviscolo; intanto si dà al gettito intensivo dei colori - ecco il violetto, ecco il lilla, ecco il turchino, l'arancione, il verde, il marrone -, scaraventa fontanoni di scintille e, tenendosi ancora nascosto, inizia il lancio delle bombe luminose là dove mezz'ora prima era notte; non basta: incendia la girandola finale, la scappata dei razzi dorati e delle fionde luminose, e, nel momento in cui tutto scoppia, crepita e turbina vertiginosamente, lui, eroico mattatore, fa dar fiato alle trombe d'argento, sfodera la spada, squarcia l'orizzonte e, tra bagliori, lampeggiamenti e serpentine, appare. Oh, rabbia! Ancora un'entrata mancata: chi russa di qua, chirussa di là, tutti dormono come ghiri e nessuno ha visto." (Achille Campanile)
|
"E’ del poeta il fin la meraviglia, parlo dell’eccellente e non del goffo, chi non sa far stupir, vada alla striglia!" (Biambattista Marino)
|
"Quante volte tra i fiori, in terre gaie / sul mare, tra il cordame dei velieri, / sognavo le tue nevi, i tigli neri, / le dritte vie corrusche di rotaie, / l'arguta grazia delle tue crestaie, / o città favorevole ai piaceri! / E quante volte già, nelle mie notti / d'esilio, resupino a cielo aperto, / sognavo sere torinesi, certo / ambiente caro a me, certi salotti / beoti assai, pettegoli, bigotti / come ai tempi del buon re Carlo Alberto..." (Guido Gozzano)
|
"Hai detto: “Andrò per altra terra ed altro mare. / Una città migliore di questa ci sarà. / Tutti gli sforzi sono condanna scritta. E qua / Giace sepolto, come un morto, il cuore. / E fino a quando in questo desolato languore? / Dove mi volgo, dove l’occhio giro, / macerie nere della vita miro, / ch’io non seppi, per anni, che perdere e schiantare”. / Né terre nuove troverai, né nuovi mari. / Ti verrà dietro la città. Per le vie girerai: / le stesse. E negli stessi quartieri invecchierai, / ti farai bianco nelle stesse mura. / Perenne approdo questa città. Per la ventura / Nave non c’è né via - speranza vana! / La vita che schiantasti in questa tana / Breve, in tutta la terra l’hai persa, in tutti i mari." (Costantino Kavafis)
|